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Spazi inquieti

di Antonio Picariello

 

“E non ti ho detto di cos'è il miracolo di quella ragnatela che si forma lentamente con i fili tirati tra l'idea a pagina x di un volume, e quella a pagina y di un altro, e dell'immenso senso del giuoco politico, e del paesaggio, e della conoscenza rispettabile delle malattie mentali, ed anche qui, [...]” R. Musil

Le figure della ricerca all'interno della visionarietà artistica creano lo spazio dove poter collocare l'inquietudine comunitaria che soffia come maestro vetraio nel pensiero contemporaneo. Compito non facile quello dell'artista, oggi. Cogliere i processi di trasformazione per un insieme di esseri senza qualità che si muovono per città decadenti non per infrastrutture o per le nauseabonde architetture che seppure organizzate nella consapevolezza della bruttura reggono comunque il passo con l'atteggiamento del sublime carattere del mercato, scambi di segni preconfezionati parole nel vuoto senza l'accompagnamento delle idee senza il gusto dell'aspettativa, ma come segni fatti a guisa di tacche sui muri per ordinare in qualche modo la memoria contemporanea. Segni, codici mancanti di sinonimia, segni creati esclusivamente per l'immediato out out globale. Compito non facile quello dell'artista con il dovere di riassumere nella verità dell'opera il resoconto sensibile del mondo contemporaneo. E' l'inseguimento della personalità che governano gli stati d'animo dei luoghi occidentali dove le divinità della ricerca si inseguono l'una sull'altra rispettando il senso inquieto nei templi immaginari che danno consapevolezza di come tutto è già esistito milioni di volte, già tutto vissuto per la molteplicità di vite. Templi urbani, come personaggi eteronomi di Fernando Pessoa che danno voce alle ombre vuote nel conflitto inquietante dello spazio dove si raccolgono le molteplici identità occultate dell'animo umano...compito non facile quello dell'artista con il dovere di identificarle, catalogarle e dargli spirito all'interno e intorno alle opere.
Arte concettuale suona natico. Ma è pur sempre un atto mentale. Una riflessione sull'arte. Un concetto. Un'idea. Come canta, oltre la vita, uno dei migliori tra gli attori della nuova, ortopedicamente parlando, commedia d'arte italiana. Un ragionamento sul significato dell'arte su un'opera con il vezzo visivo della comunicazione che si prefigge obiettivi traumatici e dertificanti che scambia sabbia per polvere o terra come inizio e una fine come una A o un'Omega o il suo contrario allo scopo di raggiungere una definizione dell'arte. Faziosità dell'inquietudine del nostro nuovo mondo inquieto dentro e fuori dell'arte, nella scrittura, negli spazi possibili per il movimento delle idee. Carmela Corsitto e la primordialità della materia non come letteratura ma come chimica. Nuclei, particelle si muovono nel vuoto dandoci l'illusione della consistenza, del pieno mentre la vulcanizzazione del plexiglas trasforma la trasparenza in trappola di luce rallentata come dalla magnetizzazione speculare degli sguardi che riflettono sulla naturale deformazione organizzata.
Qui non si va da nessuna parte, non si torna indietro non si prosegue non ci si può più muovere si resta sospesi come in un incantevole stato ipnotico di Oliver Sacks. Quattro opere. Forse ce ne sarà una quinta. “A me piace la numerazione dispari” mi dice per telefono. Ci sarà un'opera aperta come finestra che nasconde dietro gli scuri l'ombra e la luce e un'altra che contiene un cucchiaio. Manufatto evolutivo cognitivo.
Crescita fine polvere ordine.

Marzo 2003

 

 

Unquiet spaces (2003)
 
“And I have not told you what is it the miracle of that web slowly forming through threads drawn between a  x page idea in a volume and a y page idea in another volume, and I have not told you about the immense sense of political play, of landscape, of respectable knowledge of mental illness …” ROBERT MUSIL  
 
Figures of search within artistic visionary create a space where to place community restlessness blowing like a glass master in contemporary thought. Today the artist’s task is not an easy one. It is not an easy one for the artist who has to summarize in the truth of a work the sensitive account of contemporary world. It is the running after personality which rules the states of mind of western places where gods of search run one after the other  respecting the imaginary temples unquiet sense that makes us aware of how everything has already been existing a million times and been lived a million lives. Urban temples, as Fernando Pessoa characters, giving voice to the empty shadows in the disturbing conflict of space where human soul’s several hidden identities gather… it is really not an easy task for the artist to identify them, to list them and to give them a spirit inside and outside the works.
Conceptual art sounds old, yet it is still a mental act, a meditation on art, a concept, an idea. A reasoning on the meaning of art about a work with a visual habit for communication setting itself shocking and deserting objectives and mistaking sand for dust or earth as a beginning and an ending, as a A and an Omega or the other way round, in order to reach a definition of art. Restlessness of our new world which is unquiet inside and outside art, inside and outside writing, inside and outside possible spaces for ideas movement. Carmela Corsitto and the primordial matter, not as literature but as chemistry. Nucleus, particles moving in the emptiness giving us the illusion of consistency, of fullness while the Plexiglas vulcanization turns transparency into a trap of light. Here you cannot go anywhere, you cannot go back or ahead, you cannot move, you stay in suspension as in an Oliver Sacks magic hypnotic state. Four works. Maybe there will be one more, a work number five, “I like odd numbers”, she told me on the phone. There will be one more work opened  up as a window hiding shadow and light behind the shutters, and still one more showing a spoon.  Evolutional, cognitive handmade article. Growing End Dust Order.                     
 
traduzione di Angelica Greco