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Carmela Corsitto

di Patrizia Ferri

La metafora dell'affettività attraversa il lavoro di Carmela Corsitto che la focalizza nella sua versione problematica di fluidità disseccata come esito di un passaggio relazionale che non si determina, di una comunicazione bloccata che connota una realtà di malessere e disagio comune, di una vita che corre i1 rischio di ridursi a mera sopravvivenza, presentata dall'arte in accezione critica e secondo un'ottica radicale che rimanda una visione certo poco rassicurante del mondo contemporaneo. Sollevando il velo illusorio della levigata superficie delle cose, Corsitto con un linguaggio lacerante, denso di tracce e vibrazioni di flusso esistenziale che esprime l'esigenza di vivere per mezzo dell'opera un'esperienza umana, fa un'operazione che elaborando il disagio riporta l'attenzione sui valori quotidiani e sostanziali.
Ristabilendo una diversa, più profonda percezione del presente si produce l'attesa di una vera rinascita spirituale come unica soluzione possibile e non più procrastinabile. Questa dimensione si apre particolarmente nel suo ultimo lavoro istallativo dove materiali, legno, sabbia, pigmenti naturali, elementi simbolici, cucchiaio (l'umano), ragnatele (valenza temporale), filo di ferro (energia), luce (pensiero) e strutturali, contenitori cubici di plexiglass, partecipano a una specie di tracciato enigmistico o di scacchiera dove si svolge il gioco silenzioso della perdita di significato di un'arte autoreferenziale e tautologica che lascia il posto a un senso sempre più relativo, ma proprio per questo più vero e necessario. Un qualcosa che va oltre la contingenza, ma non la trascende bensì la attraversa costantemente. Esattamente come fa Carmela Corsitto con leggerezza e determinazione, animata da un impegno interiore del tutto identificato con la ricerca artistica, all'interno della quale coinvolge i dolorosi e avvincenti temi universali della vita e della morte, temi che vanno decisamente oltre la fenomenologia del gusto e delle mode.

Centro  “L. Di Sarro”, Roma

 

Carmela Corsitto (1999)

Affectivity  metaphor crosses Carmela Corsitto’s work that focuses on it in its problematic version of dried fluidity as a result of a relational passage which does not occur, of a blocked communication connoting a reality of common uneasiness and discomfort, of a life running the risk to reduce itself to sheer surviving, shown by art in a critical meaning and in a radical point of view giving a little reassuring vision of contemporary world. Lifting the illusionary veil of the smoothed surface of things, Corsitto – with a tearing language, full of traces and vibrations of existential flow expressing the need to live, through the work, a human  experience – elaborates the uneasiness focusing the attention on common and substantial values. Establishing again a different and deep perception of present produces the waiting for a true spiritual rebirth as the only possible solution. This dimension is particularly shown in her latest installation in which materials – wood, sand, natural pigments , symbolic elements – spoon (the human), webs (temporal  value), wires (energy), light (thought),  structural elements – Plexiglas cubic containers join in a sort of enigmatographic  route or chessboard where the silent play is taking place of loss of meaning of an auto referential and tautological art leaving room for a more and more relative sense, yet truer and necessary more than ever. Something that goes beyond contingency and does not transcend it though, but constantly passes through it. This is what Carmela Corsitto does with lightness and determination, with an inward commitment totally identified with artistic search inside which the painful and intriguing universal themes of life and death are involved, themes that definitely go further than the phenomenology of trend and fashion.    

 

traduzione di Angelica Greco