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“ Harmonia/Erlebnis “

di Dario Orphée

I.   Sul respiro
 
Dal momento in cui percepiamo il nostro respiro, iniziamo anche a interrogarci su esso. Questa conseguenza angosciosa ci costruisce, portandoci spesso alla solitudine,quasi: un libro poggiato su uno scaffale vuoto.
Non è facile capire, infatti, per quale motivo respiriamo,ovvero per quale motivo poniamo domande su noi stessi. E perché siamo portati a porre domande su noi stessi … ci manca qualcosa?.
E tuttavia, dal momento in cui iniziamo a percepire il nostro respiro ed iniziamo anche a interrogarci su esso, noi costruiamo in solitudine una sceneggiatura che recitiamo, forse un po’ costretti, durante la vita.
 
 
II.   Il dentro e il fuori
 
Ciò che non capiamo in un’opera artistica è ciò che non capiamo nella vita.
O peggio: se mai, di fronte a un’opera, abbiamo sentito crescere in noi, dentro di noi, una forza che tende ad affacciarsi (fuori), non riusciremo mai ad abbandonare la percezione del nostro respiro e a smettere anche di interrogarci su di esso.
 Questo significa, dunque, non poter distruggere la conseguenza angosciosa di cadere nella solitudine. Ecco il motivo. La mancanza di risposte alle domande ci porta ad una mancanza per completare noi stessi: cosa capire della vita?
 
 
III.   Il cucchiaino
 
Ad una mostra, tempo fa, assistetti a qualcosa di rilevante: una donna, con le scarpe rosse, che vagava per la sala espositiva come una mosca intrappolata.
Dopo alcuni svolazzi tra le opere si soffermò su un dipinto di piccole dimensioni, che riproduceva su fondo bianco alcune figure, le quali si intravedevano appena perché la loro tonalità era, seppur di poco, cromaticamente più scura. Ella osservò a lungo e, stancatasi, si sedette per continuare.
Era chiaro: ciò che le stava intorno non esisteva più; in quel momento, c’erano soltanto il sentimento della donna con le scarpe rosse, che tendeva ad affacciarsi e il dipinto, unificati.
Analogamente accade per me: ciò che mi stava intorno non esisteva più; in quel momento c’era soltanto la costruzione di una sceneggiatura silenziosa tra una donna e un dipinto, e me in disparte (come se mi trovassi in una platea). Chiedendomi cosa significasse questa immagine, mi diedi la seguente risposta: ella, a causa della bellezza del dipinto, si è separata da se stessa e, nonostante la separazione, sta per comprendersi come se fosse opposta alla sua coscienza. Per rendermelo più comprensibile, fantasticai che la donna, con un cucchiaino, stesse per assaggiare il suo sentimento e, attraverso le papille gustative, comprendesse di che sapore fosse fatta.
Questa esperienza duplice in quanto ne fui coinvolto: nella donna è il tipico tremore estetico e in me la tipica rivelazione della forza dell’arte; essa va necessariamente riferita alla vita.
Ma con quale forma?
 
 
 
IV.   Harmonia/Erlebnis
 
Carmela Corsitto, nelle sue opere, spoglia il senso delle cose da tutto ciò che è inutile e si concentra sull’essenza geometrica della sensazione, postulando, attraverso rigorosi percorsi, delle dinamiche contorte quanto la nostra esistenza. L’atmosfera che noi fruitori sentiamo di fronte un suo "libro", o di fronte i suoi plexiglas, è un continuo interrogarsi e, di conseguenza, un continuo mettersi sotto pressione.
Anche noi, dunque, in parallelo con le opere della Corsitto, spogliati da tutto ciò che è inutile, cioè entrati nelle forme delle esperienze dell’artista, indipendenti dai contenuti della nostra coscienza, ritroviamo le condizioni di una plasmazione dell’inquietudine, come se attraversassimo in sogno un labirinto bianco in cui punti interrogativi fendono l’aria, e fa eco il nostro respiro.
Arrivati in questo preciso punto, ed ecco la straordinarietà, siamo in grado di indagare l’inquietudine senza esserne, però, contaminati. Insomma, la Corsitto dà forma all’asettico, mentre l’occhio se ne sta in silenzio.
Nelle sue opere, da un lato, si riflette sulle armonie (Harmonia), monocrome e sintetiche, caratterizzate dall’utilizzo di concetti che indagano metafisicamente il nostro mondo, rappresentandolo nell’essenzialità con l’uso della tecnica mista; dall’altro, invece, il discorso è focalizzato sulle teorie dell’ermeneutica, da cui, il termine “Erlebnis” e sul tema degli "artist book" che si presentano come meri oggetti vuoti di parole. Di contro alla funzionalità comune dei libri, essi si impongono nella loro funzione simbolica non in quanto "contenitori di significato", ma in dimostrazione materica di idee "significanti", semplicemente essendo.
 
 
V.   Epilogo
 
Siamo partiti dal nostro respiro e, come conseguenza, dagli interrogativi che ci poniamo riguardo la vita; abbiamo parlato del "dentro" e del "fuori", cioè del nostro sentimento e del mondo; ci siamo ritrovati, per caso, ad una mostra, spettatori dell’esperienza estetica di una donna; e, infine, abbiamo letto delle ragioni poetiche di Carmela Corsitto.
Che senso ha tutto questo? Nessun senso, se non vogliamo darglielo.
Oppure, ha il senso del silenzio delle nostre interrogazioni, che si alternano tra inspirazione ed espirazione, mentre tentiamo di comprendere qualcosa dalla vita, non uscendo mai, però, dalla mancanza di una soluzione.
Lo so: anche tu stai pensando a tale mancanza. Ebbene, di fronte la Corsitto comportiamoci un po' come il cucchiaino e la donna con le scarpe rosse. Quando una delle sue opere "ermeneutiche" si presenterà ai nostri occhi, assaggiamo il sentimento: e il gusto ci svelerà il concetto.