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“TO FEED” THE UN/CONSCIOUS

di Anna Boschi

 

Rigore compositivo, equilibrio formale, colore non-colore caratterizzano le raffinate opere di Carmela Corsitto. Rigore che in/consciamente conduce ad un’osservazione silenziosa e sacrale, quasi ci trovassimo di fronte ad icone spirituali del tempo imprigionate e soffocate dal magma profondo delle nostre angosce in attesa da anni di essere “liberate” e conseguentemente “alimentate” di forza ed energia vitale. Da contenitori geometrici allineati in perfetta sequenza (forse scrigni di ricordi e riposti pensieri) emergono personaggi-ombra della memoria, fantasmi di un faticoso quotidiano che non dà spazio ai sogni. Figure consumate e contorte, forme informi, archetipi della nostra anima, si agitano in un mare di fragilità per contrastare fortemente il vuoto di una vita negata e sofferta. La densa materia che le avvolge tenta di schiacciarle, di soverchiarle, di costringerle ad essere “burattini” di un palcoscenico deserto, ma le forme cercano con spinta di affiorare in superficie per trovare respiro e dare spazio alla speranza, permettendo così alla nostra coscienza di porsi interrogativi sul senso dell’esistenza, sull’eterno e misterioso rapporto tra Dio e l’uomo. Carmela Corsitto, artista capace e sensibile, con le sue realizzazioni esprime un percorso concettuale interiore e significativo, a volte sommesso, a volte dichiaratamente urlato che porta a spazi mentali desiderosi di alimentarsi di nuovo ossigeno necessario per affrontare e superare i “LIFE PATH(o)S” in un colloquio continuo tra Arte e Vita. Nelle interessanti opere di Corsitto si avverte infatti la personale metafora della vita creativa. Rappresentazione e installazione, eleganza e severità, materia e spirito: è questo il teatro virtuale dell’artista siciliana, teatro della memoria, della mente, dell’anima, teatro di chi è sempre alla ricerca di sé stesso e dell’altro, per conoscere, comprendere, apprendere, sorprendere… Le “ragnatele” che si insinuano con determinatezza tra gli spazi delle sue preziose “gabbie” chiuse ermeticamente quasi a sottrarre l’aria necessaria per vivere, sono in realtà segni simbolici e tracce evidenti del bisogno di relazione di ogni essere umano, sono vie che si intersecano, si intrecciano, si incrociano, si abbracciano in un incontro di anime dis/simili alla ricerca di un varco per trovare respiro e raggiungere spazi incontaminati d’amore e di vita. Dice il poeta inquieto: “Il mio cuore mi fa male come un corpo estraneo. Il mio cervello dorme quando io sento. Sì, è l’inizio dell’autunno che porta all’aria e alla mia anima quella luce senza sorriso che orla di giallo morto le rotondità sfumate delle poche nuvole del tramonto…Cosa posso sperare, e da che cosa?” …E’ l’artista a risponderci con la sua sacrale poetica e le intense opere di denuncia e speranza insieme: nello scorrere del tempo sarà il vento delle nostre emozioni, il vento delle nostre pulsioni ad aprire varchi sul inconscio e a spazzare via ogni nuvola dalla nostra anima. E si potrà sognare una vita possibile. 

 

“To feed”  the un/conscious”

Carmela Corsitto’s refined works are characterized by severity in composition, formal balance, color/no-color. Severity  un/consciously  leads to silent and holy observation, almost as we were watching spiritual icons of time imprisoned and suffocated by  the deep magma  of our anguishes waiting to be set free and then  “fed“ with strength and vital energy.
From geometrical containers aligned in a perfect sequence ( maybe boxes of  memories and put away thoughts) emerge shadow-characters of memory, ghosts of a difficult daily life leaving  no room for dreams. Twisted and consumed figures, shapeless forms, archetypes of our soul toss in a sea of fragility to strongly fight the emptiness of a denied and painful life. A dense matter wraps them trying to press them, to subdue them, to force them to act like puppets on a desert stage, still they try with a push to get to the surface and breathe again and hope again, allowing us to question the sense of existence and the eternal mysterious relationship between man and God.
Corsitto, capable and sensitive artist, expresses through her work an inner meaningful conceptual  journey --sometimes soft, sometimes shouted- leading to mental spaces eager to be fed with new oxygen that is necessary to face and get over  “LIFE PATH(o)s” in a constant talk between Art and Life. 
In Corsitto’s interesting works  we perceive a personal metaphor  of creative life. Representation, installation, elegance, severity, matter, spirituality: this is the virtual theatre of the Sicilian artist, a theatre of memory, mind and soul, the theater of who is looking for themselves and for others, in order to know, to understand, to learn, to surprise …
“Webs” in her precious “cages” ‘s empty space  -cages locked up as if to take away the necessary air to breath-  are actually symbolic signs and evident traces of every human being’s need for relationship with others, they are paths that meet, that cross, that interlace, that hug in a meeting of unlike souls looking for a way to regain breath and reach uncontaminated spaces of love and life.
In the passing of time, the wind of our emotions and of our instincts will open up ways in the unconscious and sweep away the clouds from our soul. And we will be able to dream of a possible life.

 

traduzione di Angelica Greco